Ultima modifica: 4 dicembre 2018

“L’Italiano è meraviglioso”

Lunedì 3 dicembre alle ore 17 nel teatrino della scuola primaria Fenoglio abbiamo incontrato il prof. Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca. L’amministrazione comunale ha regalato ad ogni classe del nostro Istituto l’ultimo libro del professore L’italiano è meraviglioso, gli insegnanti lo stanno leggendo e commentando con gli alunni, che erano infatti presenti in teatro e hanno rivolto alcune domande a Marazzini.

Il professore ci ha raccontato come nascono/si inventano le parole e ci ha portato l’esempio di petaloso, parola inventata da un bambino della scuola primaria nel 2017. Non basta però che una parola sia inventata, deve anche servire, quindi per ora petaloso non è ancora entrato nei dizionari, ma poichè non esiste alcun comitato segreto di intellettuali  che ordina quali parole usare e quali no, forse un giorno anche petaloso potrebbe prendere piede  ed essere promosso in un vocabolario.

E cosa dire delle parole straniere? Marazzini ci ha parlato del ventennio fascista, quando l’Italia di Mussolini aveva deciso che non si importava nulla dall’estero per non contaminare la “purezza della razza”, quindi non si potevano usare parole straniere, sandwich e croissant erano diventate parole pericolose e si erano trasformate in tramezzino e cornetto, e il cocktail era diventato l’arlecchino. Certo non tutto fu ridicolo  “Il linguista Bruno Migliorini propose con successo l’uso autista per sostituire chauffeur.”

Il professore comunque dice che sarebbe buona regola evitare di usare parole straniere solo per moda, alcune parole prestate da altre lingue sicuramente sono “davvero insostituibili, come wi-fi o stent, perchè sono parole nuove giunte a noi con il loro contenuto tecnologico o concettuale nuovo. Questa novità le giustifica.” Poi, nel mostrarci la sua presentazione al computer lui non scorre le slide, ma le diapositive.

Ci racconta le vicessitudini storiche dei pronomi personali, “egli” oppure “lui” come pronome-soggetto? Bembo contro Manzoni, e noi che ormai facciamo più o meno come ci pare e ora nei nostri scritti “lui” è sicuramente più forte di “egli”.

Abbiamo capito che la nostra lingua non si è lasciata ibernare, è viva, certo va protetta, ma non rinchiusa in un recinto.

Ci saluta e ci lascia con il dubbio, si scrive ciliegie o ciliege?